RASSEGNA

LETTURE DAL CARCERE (DI OPERA)
Dialogotv, canale cultura, Lunedì 26 Marzo 2012

Guarda il video

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LEGGERE AI BAMBINI
Sul TG4 di Rete 4 sabato 9 aprile alle 19:00 è andato in onda questo servizio dedicato all’evento

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L’ Avvenire, Sabato 12 Marzo 2011
Milano viva

Oltre le sbarre
di Alberto Figliolia

L’iniziativa
Scopo di questo lavoro non è soltanto il reinserimento sociale ma anche il coinvolgimento dei reclusi nelle varie attività all’insegna della cultura. Frutto di questi sforzi pedagogici è stata la nascita di una passione, tra gli ospiti della struttura, per le arti letterarie come la poesia.

Detenuti a scuola di mimo
Sul palco del teatro del carcere di Opera l’artista Carlos Martinez
di Alberto Figliolia

«Se trovassimo alleanze disposte a contemplare insieme le radici dei nostri dubbi, avremmo una realtà diversa da affrontare con una forza maggiore per combattere contro l’ignoto»

ha scritto Vincenzo, un giovane uomo innamorato del rap.
Una meditazione citata ieri sul palco del teatro della Casa di Reclusione di Opera. Vincenzo, persona detenuta, non ha mai chiuso la porta che conduce alla speranza e alla consapevolezza, tant’è vero che si è iscritto ai laboratori di lettura libera e di scrittura creativa che si coltivano a Opera.
È stata Silvana Ceruti, oltre tre lustri fa, a proporre libri e a intraprendere un itinerario di scrittura; il suo laboratorio di lettura e scrittura creativa – che è anche scoperta di sé – ha raggiunto un elevato livello di qualità. A lei, schiva e straordinaria, si è sinergicamente aggiunta negli ultimi due anni Barbara Rossi, che gestisce con dinamica passione un laboratorio di lettura denominato, con impatto simbolico molto forte, Libera-Mente. Né va dimenticato il gruppo teatrale Opera Liquida.
Non vi sono, tuttavia, soltanto sedute «canoniche» di lettura – scrittura, ma anche un calendario di incontri, collegando temi e mondi, che ha portato all’interno delle mura i personaggi più vari di cultura, sport e spettacolo, fra cui colui che viene chiamato «il poeta del silenzio», uno che sa parlare una lingua universale senza dover dire una parola, il mimo di fama mondiale Carlos Martínez.
Un meraviglioso ossimoro, il mimo e la parola. Ieri, con la sua esibizione preceduta dalle voci dei partecipanti ai Laboratori, si sono alternati e congiunti raffinata gestualità, poesia, emozione e divertimento, cuore e intelletto. E pensieri in libertà.
«Io non ho mai letto un libro prima di oggi, mai aperto qualcosa da leggere o da capire. Qui si va avanti con un piccolo libro e poi si va avanti a leggere l’altro e l’altro ancora. Poi inizi a scrivere qualcosa, e man mano esce fuori quello che hai dentro… la verità, tutto quello che c’è dentro: sacrifici, sofferenze, tutto quello che manca», è una riflessione di Giovanni.
Un’invincibile umanità, squarcia il velo di quella che può apparire come la più dura fra le esperienze.
La chiusura spetta ai toccanti versi di Giuseppe:

«Ora e per l’avvenire indicherò ciò che ero
volubile, ingordo, vanitoso, furbo,
futile, malevolo, vigliacco
niente di tutto questo mi mancò.
… Ora mi sono levata la cispa dagli occhi
e giuro mai più tradirò me stesso,
se non per quello o quella che respirerà
con me aria pura».

PDF dell’articolo completo

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Il Democratico, Mercoledì 26 Gennaio 2011

Un gruppo di detenuti “evade” dal Carcere di Opera
di Sebastiano Di Mauro.

Mi è stata data la possibillità di incontare un gruppo di detenuti della Casa di Reclusione di Opera (MI), che è un carcere di massima sicurezza, uno dei maggiori italiani con circa 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive.
Già lo scorso ottobre ero entrato nello stesso carcere, quella volta per seguire un incontro dal tema “Lettura e umorismo” i cui testimonial d’eccezione erano stati Aldo Giovanni e Giacomo. L’incontro era stato promosso dall’Associazione CISPROJECT – Associazione culturale – progetti sviluppo e promozione umana, la cui presidente è la dottoressa Barbara Rossi, psicologa-psicoterapeuta e coordinatrice del progetto “LEGGERE LIBERA-MENTE”, che conduce coadiuvata dalla dottoressa Silvana Ceruti, pedagogista e metodologa per il Comune di Milano e Regione Lombardia per oltre 30 anni, che con passione guida pure il laboratorio di scrittura creativa. Altri collaboratori del progetto sono Paolo Pizzuto, Antonella Conte, Valeria La Via, Paola Maffeis, Elisa Mercadante.
L’Associazione culturale CISPROJECT è attiva nel Carcere di Opera dal 2009 e in stretta collaborazione con la Casa di Reclusione di Milano-Opera, con l’Associazione San Vincenzo De Paoli e l’Opera San Francesco per i Poveri e porta avanti un progetto di biblioterapia, che consiste nell’utilizzare la lettura, quale importante strumento di rieducazione.

Il gruppo di LLM “Leggere Libera-Mente” s’incontra settimanalmente per confrontarsi su libri, condividere pensieri, poesie, racconti, ed è potenziato da un secondo gruppo, di scrittura creativa, che s’incontra ogni 15 giorni da oltre 15 anni. Poi periodicamente, circa ogni due mesi, il lavoro dei gruppi converge nel teatro.
Ora in maniera più ravvicinata incontriamo questo gruppetto di detenuti, la metà degli iscritti, che volontariamemte partecipano con passione al progetto e, dopo i rituali adempimenti, raggiungiamo il settore del carcere dove veniamo introdotti nell’aula utilizzata dai corsisti. Con il loro aiuto accostiamo i banchi giallo senape, che fanno contrasto alle pareti tinteggiate di un vivace rosso ciclamino.
In quest’aula ora abbiamo a disposizione un grande tavolo intorno al quale ci sediamo ed iniziamo le presentazioni con i cinque detenuti: Carnovale Giuseppe, Maneschi Mario, Rizzuti Giovanni, Dino Duchini e Silvano Messina. Di loro, della loro posizione giuridica, non sappiamo e non diremo nulla perchè la nostra autorizzazione è limitata al progetto a cui partecipano, ma tutti hanno pene di lunga durata, e qualcuno di loro ha già scontato quasi ventanni di carcere. La loro età è compresa tra i 35 e 50 anni circa.

Avevamo preparato delle domande io e la collega Anita Richeldi di Blogosfere (www.blogosfere.it), ma poi l’incontro spontaneamente diventa una lunga ed interessante chiacchierata e tutti vogliono dire la loro sul tema dell’incontro: Dino che, tra tutti, sembra quello che più vorrebbe parlarci e darci dei messaggi su disagi del carcere, alla fine rassegnato ci dice che quando da “liberi” si commettono degli errori, in quel momento si è convinti di fare il giusto. Non ci si pone il problema e non si ha coscienza di sbagliare. Solo ora riflettendo da “recluso” puoi capire i tuoi errori ed in questo ha trovato un grande aiuto nel frequentare il corso che gli ha permesso di socializzare e confrontarsi con le esperienze degli altri.
Interviene Giuseppe e ci racconta di come, senza volerlo si e trovato a frequentare il gruppo a seguito di uno scherzo di un suo compagno di cella, che a sua insaputa ha presentato per lui una domanda prima di essere rimeso in libertà. Così prima sorpreso, ma poi sempre più incuriosito si è appassionato ed ora partecipa molto attivamente. Giuseppe, ha trovato molti benefici dalla lettura e dalla scrittura creativa e, da alcuni passaggi di quanto scritto da lui si scorge una poesia semplice ma profonda e a tratti graffiante. Nelle sue parole, con un pizzicio di amarezza, si legge “Il peccato che brucia nelle mani in attesa di pagare il male giocatomi dal destino” e poi ancora “Ho perso un’età mai conosciuta ed ogni cosa nella quale scorre senza lasciare tracce”. Infine, come in una sincera autoanalisi, scrive ”Sono io e nessun altro il più grande traditore di me stessso”, discolpando così le compagnie d’un tempo che avrebbero potuto condizionarlo nelle sue scelte sbagliate.
Anche Giovanni, il più giovane del gruppo, prende la parola e vuole dirci la sua sul problema del bullismo ed i maniera spiritosa ci racconta qualche aneddoto della sua adolescenza, dimostrando una spontanea capacità di ironizzare, ma anche di razionalizzare il suo vissuto e di avere una grande voglia di ricominciare, sia pure già si rende conto di quanto gli sarà difficile reinserirsi nella società, per i pregiudizi che inevitabilmente la gente avrà di lui. Ci confessa il desiderio di un figlio, che spera potrà realizzare quando tra non molto tempo tornerà nel mondo esterno. Ma anche per lui, come per gli altri, le tre ore di corso settimanale sono solo una breve parentesi del rimanente delle ore che si passano in cella. In questo rimanente tempo però si può mettere a frutto quanto viene veicolato negli incontri di lettura e scrittura.
Mario, come gli altri “colleghi”, ha fatto le medesime esperienze e si è così appassionato alla lettura che ora, con un certo orgoglio, ci racconta è in grado di consigliare libri alla figlia, procurandoli nella biblioteca del carcere, per poi magari commentarli insieme durante i colloqui, precisandoci che ne ha trovato un grande giovamento nell’affrontare il dialogo coi parenti e con i compagni di cella, che non sempre capiscono l’importanza della sua scelta culturale.
E’ impressionante constatare come delle persone, che prima della loro detenzione non avevano contatti con i libri, ora con disinvoltura parlano di testi di letteratura come il “Fu Mattia Pascal” di Pirandello, arrivando a concludere come per loro la lettura è stata un arricchimento ed una capacità di trovare delle soluzioni a cui prima non pensavano ed anche un ottima possibilità di arricchiamento del loro vocabolario.
Silvano, il pensatore del gruppo, quello che parla meno, ci racconta delle sue esperienze letterarie ed esprime soddisfazione perchè talvolta si ritrova a rispecchiarsi nei personaggi del libri che legge, avendo delle sensazioni nuove mai provate. Constata come le sue scelte del passato, di pari passo con il piacere di trovare il bello della lettura, assumono sempre più l’aspetto di esperienze negative che, inevitabilmente, ancora si trascina dentro ma ora lui ha una marcia in più per poter prendere piena coscienza dei propri errori.
Dunque in tutti una ricerca interiore, quasi spirituale, dove trovare il piacere di quello che deriva dal leggere, il riscoprire il lato positivo delle cose e riuscire a proiettare il proprio pensiero verso il futuro e già ora inizia ad assaporare e trarre dei vantaggi dalle esperienze passate. Questo è il potere e l’importanza della scrittura, capace di farti “evadere” anche in un luogo non proprio piacevole, “un teatro di cemento”, come veniva definito in una delle sue frasi da Giuseppe. Tutto ciò in relazione all’eperienza della lettura e scrittura, che è capace di suscitare ironia e farti ambasciatore di punti di vista peculiari ed innovativi, in un ambiente le cui prospettive sono molto limitate.
Concludiamo il nostro incontro facendo delle foto e visitando un altra aula, dove sono esposte delle foto che ritraggono alcuni momenti di lavoro del gruppo. Ora noi torniamo in “libertà”, dopo aver attraversato parecchie inferriate chiuse alle nostre spalle e abbiamo la percezione che da quel luogo si può “evadere” solo con il potere della lettura e della scrittura, che tanti fuori non sanno apprezzare forse perchè prigionieri di ben altri sistemi, ben più subdoli di quello penitenziario del nostro paese.

articolo completo:
http://ildemocratico.com/2011/01/25/un-gruppo-di-detenuti-%E2%80%9Cevade%E2%80%9D-dal-carcere-di-opera/

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Blogosfere – ScienzaSalute & Dintorni, Martedì 25 Gennaio 2011

Blogosfere intervista i detenuti di Opera
a margine del laboratorio “Leggere libera-mente” (video)

Anita Richeldi

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Non è la prima volta che varchiamo la soglia del carcere di massima sicurezza di Opera: ci siamo già stati lo scorso mercoledì 20 ottobre per assistere allo spettacolo “Lettura e Umorismo”, risultato del laboratorio “Leggere libera-mente”.

Da oltre 15 anni un gruppo ristretto di detenuti si incontra settimanalmente per confrontarsi su libri, condividere racconti, poesie e per discutere sugli effetti terapeutici della lettura.

Qui il blog del progetto.

Come scrivevamo a ottobre, i libri sono un’occasione di crescita individuale per tutti e ancor di più per i carcerati e per chi come loro si trova a leggere in restrizione.

La lettura per anni è stata considerata dai detenuti un’abitudine di cui vergognarsi, perché rappresentazione di un’élite che li ha esclusi e che loro stessi hanno sempre rifiutato.

Di recente, però, i detenuti hanno rivalutato i detenuti che li usano per evadere dalla triste realtà in cui si trovano costretti ma anche per mantenere un contatto intimo e profondo con i familiari con cui spesso condividono le letture.

I detenuti, inoltre, leggendo le storie narrate nei romanzi si ritrovano a riflettere sulle proprie azioni, ripercorrendo mentalmente gli errori commessi e spesso arrivando al punto di pentirsi per le sofferenze inflitte agli altri.

Abbiamo avuto l’occasione di tornare a Opera e di approfondire queste riflessioni con i diretti interessati, i detenuti, grazie al permesso concesso dalla direzione del carcere (e per merito della Dr.ssa Barbara Rossi e della Dr.ssa Silvana Ceruti):

Qui la prima parte del nostro incontro a cui ha partecipato anche il giornalista Sebastiano Di Mauro di Il Democratico.com.

Di seguito la seconda parte:

Qui la terza parte:

Seguiranno altri video nei prossimi giorni, sempre su quest post.

Un grazie di cuore a tutti i ragazzi per la partecipazione attiva e soprattutto per le emozioni che hanno saputo trasmetterci con i loro scritti.

articolo completo:
http://scienzaesalute.blogosfere.it/2011/01/blogosfeer-in-carcere-a-opera-laboratorio-leggere-libera-mente.html

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Corriere della Sera, 8 novembre 2010
Il progetto Libera-mente, dietro le sbarre di Opera

“Fuggire” dal carcere leggendo. O ridendo
Riccardo Renzi

Laboratori di supporto psicologico ai detenuti.
«È difficile trovare uno spazio dove concentrarsi su un libro, soprattutto se non si è abituati a leggere»

MILANO – C’è una misteriosa figura femminile, che si presenta vogliosa nelle sere d’estate e inizia con leggeri baci e poi va oltre fino a lasciare i segni sul corpo. Ma finirà spiaccicata sul muro. Non è la donna sognata, si scopre alla fine, ma semplicemente una zanzara. «Tanto verranno ancora le sue amiche, l’estate è lunga da passare», conclude l’ironico racconto di S. M., “ospite” nel carcere di massima sicurezza di Opera, Milano. Per N. C. invece il carcere è uno “stile di vita”, come una vacanza “all inclusive” molto esclusiva, che favorisce la meditazione, grazie anche alla leggerezza del cibo, e dalla quale è difficile staccarsi. Tanto che molti ritornano. Come nel classico Hotel California, «un posto tanto bello, che si sa quando si entra ma non quando si esce». Si può ridere in galera? Si può parlare di umorismo dietro le sbarre? Una ricca rappresentanza dei 1.300 detenuti di Opera, tutti maschi, ha dimostrato che si può.

In un incontro – spettacolo dedicato al tema dell’umorismo, destinato ai detenuti soprattutto, ma anche a molti ospiti esterni, i “residenti” hanno letto i loro racconti, più ironici che umoristici, hanno mostrato i risultati della loro ricerca sulle parole (anche una rivisitazione creativa del “Si fossi foco” di Cecco Angiolieri) e sulla definizione dei vari tipi di umorismo, citando Pirandello, Freud, Oscar Wilde e Kundera. Per finire con alcuni sketch in stile clownerie e con l’incontro, molto atteso naturalmente, con i professionisti del comico, il trio Aldo Giovanni e Giacomo. Divertimento, certo. Ma qualcosa in più, almeno nell’intenzione degli organizzatori: una terapia per chi vive in condizioni difficili, condotta in piccoli gruppi e poi in incontri di massa. Da 15 anni, nel carcere di Opera, esiste un laboratorio di scrittura creativa, seguito assiduamente da gruppi di una quindicina di detenuti. Non ha obbiettivi didattici o educativi: «La scrittura serve come scoperta di sé e come strumento di comunicazione e condivisione tra le persone detenute – dice Silvana Ceruti, pedagogista per il Comune di Milano e la Regione Lombardia, che da sempre è la responsabile del laboratorio -. Si usa soltanto uno strumento: la parola. E non c’è alcun fine “pratico”: i detenuti non ne traggono alcun vantaggio. Non avrebbero nemmeno l’obbiettivo di pubblicare qualcosa. Eppure in questi anni è successo, con grande soddisfazione: il laboratorio ha prodotto quattro antologie di poesie, un saggio, calendari e cartoline con poesie. Come premio a ogni “produzione” un pranzo speciale».

Da circa due anni è poi sorto un gruppo dedicato alla lettura, dal nome esplicativo e programmatico: “Libera-mente”. Anche in questo caso l’obbiettivo non è soltanto quello di promuovere la lettura. «Il libro può essere uno strumento terapeutico – afferma Barbara Rossi, psicologa e psicoterapeuta, promotrice del progetto – non soltanto per quello che dà in termini di contenuto e per il fatto che permette alla mente di spaziare oltre, in questo caso oltre le mura della prigione, ma anche perché diventa occasione di dialogo, di scambio di esperienza, con gli altri “lettori”, anche con mogli e figli fuori dal carcere». «Spesso si sente dire: a che mi serve leggere? – dice Aniello Pappacena, ex-ospite del carcere di Opera, oggi attivo sostenitore, dall’esterno, del progetto Libera-mente -. Si tende ad associare la lettura allo studio, al lavoro, come se fosse un obbligo. Libera-mente fa invece scoprire il puro piacere di leggere. E chi si sente inaridito prova la sensazione di rifiorire: la lettura è l’acqua per le pianticelle dell’anima». Sentito tutto questo, viene da pensare: leggere, scrivere, certo in carcere c’è tanto tempo a disposizione… «Ma non è così – dice Pappacena -. In carcere è molto difficile trovare uno spazio dove concentrarsi su un libro, soprattutto se non si è abituati a leggere. Io mi chiudevo due ore al giorno in bagno.

Altra difficoltà è scegliere i libri. I detenuti non hanno accesso diretto alla biblioteca, possono richiedere i volumi consultando un catalogo, una specie di elenco del telefono di titoli. Difficile capire quali libri potrebbero piacere. Il gruppo di lettura serve anche a questo: consigliare i testi, a seconda dei temi che via via vengono sviluppati e che si concludono con l’evento teatrale. Si parla di umorismo: ecco Libro, facci ridere di Zannoner, Tre uomini in barca di Jerome, Il bar sotto il mare di Benni, I reni di Mick Jagger di Fortunato, Il conto dell’ultima cena di Moni Ovadia. Presto diventano i “best seller” della prigione». Quello che i detenuti conoscono bene sono le battute del vecchio sketch che Aldo, Giovanni e Giacomo mettono in scena nell’auditorio del carcere. Tanto che spesso li interrompono, anticipandoli. Finché Giovanni, fingendosi arrabbiato, grida a un detenuto: «Se non la smetti ti faccio sbattere in galera!». E tutti ridono. «Solo l’ironia – ha citato poco prima un detenuto – ha il potere di cogliere la profonda connessione tra comico e tragico». Qui sembra proprio che sia così.

articolo completo:
http://www.corriere.it/salute/10_novembre_08/carcere-biblioterapia-renzi_714b744e-eb27-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml

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Corriere della Sera, 8 novembre 2010

Opera (Mi): progetto Libera-mente dietro le sbarre, per “fuggire” dal carcere leggendo
di Riccardo Renzi

C’è una misteriosa figura femminile, che si presenta vogliosa nelle sere d’estate e inizia con leggeri
baci e poi va oltre fino a lasciare i segni sul corpo. Ma finirà spiaccicata sul muro. Non è la donna
sognata, si scopre alla fine, ma semplicemente una zanzara.

“Tanto verranno ancora le sue amiche, l’estate è lunga da passare”, conclude l’ironico racconto di
S. M., “ospite” nel carcere di massima sicurezza di Opera, Milano. Per N. C. invece il carcere è
uno “stile di vita”, come una vacanza “all inclusive” molto esclusiva, che favorisce la meditazione,
grazie anche alla leggerezza del cibo, e dalla quale è difficile staccarsi. Tanto che molti ritornano.
Come nel classico Hotel California, “un posto tanto bello, che si sa quando si entra ma non quando
si esce”. Si può ridere in galera? Si può parlare di umorismo dietro le sbarre? Una ricca
rappresentanza dei 1.300 detenuti di Opera, tutti maschi, ha dimostrato che si può.
In un incontro – spettacolo dedicato al tema dell’umorismo, destinato ai detenuti soprattutto, ma
anche a molti ospiti esterni, i “residenti” hanno letto i loro racconti, più ironici che umoristici,
hanno mostrato i risultati della loro ricerca sulle parole (anche una rivisitazione creativa del “Si
fossi foco” di Cecco Angiolieri) e sulla definizione dei vari tipi di umorismo, citando Pirandello,
Freud, Oscar Wilde e Kundera.
Per finire con alcuni sketch in stile clownerie e con l’incontro, molto atteso naturalmente, con i
professionisti del comico, il trio Aldo Giovanni e Giacomo. Divertimento, certo. Ma qualcosa in
più, almeno nell’intenzione degli organizzatori: una terapia per chi vive in condizioni difficili,
condotta in piccoli gruppi e poi in incontri di massa.
Da 15 anni, nel carcere di Opera, esiste un laboratorio di scrittura creativa, seguito assiduamente da
gruppi di una quindicina di detenuti. Non ha obbiettivi didattici o educativi: “La scrittura serve
come scoperta di sé e come strumento di comunicazione e condivisione tra le persone detenute –
dice Silvana Ceruti, pedagogista per il Comune di Milano e la Regione Lombardia, che da sempre è
la responsabile del laboratorio.
Si usa soltanto uno strumento: la parola. E non c’è alcun fine “pratico”: i detenuti non ne traggono
alcun vantaggio. Non avrebbero nemmeno l’obbiettivo di pubblicare qualcosa. Eppure in questi
anni è successo, con grande soddisfazione: il laboratorio ha prodotto quattro antologie di poesie, un
saggio, calendari e cartoline con poesie. Come premio a ogni “produzione” un pranzo speciale”.
Da circa due anni è poi sorto un gruppo dedicato alla lettura, dal nome esplicativo e
programmatico: “Libera-mente”. Anche in questo caso l’obbiettivo non è soltanto quello di
promuovere la lettura. “Il libro può essere uno strumento terapeutico – afferma Barbara Rossi,
psicologa e psicoterapeuta, promotrice del progetto – non soltanto per quello che dà in termini di
contenuto e per il fatto che permette alla mente di spaziare oltre, in questo caso oltre le mura della
prigione, ma anche perché diventa occasione di dialogo, di scambio di esperienza, con gli
altri “lettori”, anche con mogli e figli fuori dal carcere”.
“Spesso si sente dire: a che mi serve leggere? – dice Aniello Pappacena, ex-ospite del carcere di
Opera, oggi attivo sostenitore, dall’esterno, del progetto Libera-mente -. Si tende ad associare la
lettura allo studio, al lavoro, come se fosse un obbligo. Libera-mente fa invece scoprire il puro
piacere di leggere. E chi si sente inaridito prova la sensazione di rifiorire: la lettura è l’acqua per le

pianticelle dell’anima”. Sentito tutto questo, viene da pensare: leggere, scrivere, certo in carcere c’è
tanto tempo a disposizione… “Ma non è così – dice Pappacena -. In carcere è molto difficile trovare
uno spazio dove concentrarsi su un libro, soprattutto se non si è abituati a leggere. Io mi chiudevo
due ore al giorno in bagno.
Altra difficoltà è scegliere i libri. I detenuti non hanno accesso diretto alla biblioteca, possono
richiedere i volumi consultando un catalogo, una specie di elenco del telefono di titoli. Difficile
capire quali libri potrebbero piacere. Il gruppo di lettura serve anche a questo: consigliare i testi, a
seconda dei temi che via via vengono sviluppati e che si concludono con l’evento teatrale. Si parla
di umorismo: ecco Libro, facci ridere di Zannoner, Tre uomini in barca di Jerome, Il bar sotto il
mare di Benni, I reni di Mick Jagger di Fortunato, Il conto dell’ultima cena di Moni Ovadia. Presto
diventano i “best seller” della prigione”.
Quello che i detenuti conoscono bene sono le battute del vecchio sketch che Aldo, Giovanni e
Giacomo mettono in scena nell’auditorio del carcere. Tanto che spesso li interrompono,
anticipandoli. Finché Giovanni, fingendosi arrabbiato, grida a un detenuto: “Se non la smetti ti
faccio sbattere in galera!”. E tutti ridono. “Solo l’ironia – ha citato poco prima un detenuto – ha il
potere di cogliere la profonda connessione tra comico e tragico”. Qui sembra proprio che sia così.

articolo completo:
http://www.corriere.it/salute/10_novembre_08/carcere-biblioterapia-renzi_714b744e-eb27-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml

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La Rebubblica DWeb, 4 Novembre 2010

Libera la mente

Il trio dietro le sbarre
di Elisabetta Paseggini

Serata con Aldo Giovanni e Giacomo nel carcere di Opera, alle porte di Milano. Per scoprire un’iniziativa molto interessante. E per parlare del loro nuovo film in uscita

Che ci fanno Aldo, Giovanni e Giacomo dietro le sbarre, nel carcere di Opera, alle porte di Milano? Finzione e realtà. Nella finzione, il trio comico più famoso d’Italia è arrivato qui nelle scene del film “La banda dei babbi di Natale”, la pellicola di Paolo Veronese che arriverà nelle sale a Natale. Nella realtà, invece, i tre sono venuti davvero in questo istituto di detenzione per un’operazione molto particolare. Per la precisione, ad assistere allo spettacolo “Lettura e Umorismo”, tratto dal laboratorio “Leggere libera-mente”, gruppo di scrittura creativa sull’umorismo che ha lo scopo di mettere in scena un vero spettacolo comico.
Questo laboratorio si basa sui principi della biblioterapia, termine coniato dallo psichiatra William Menninger che sta a significare “cura attraverso la lettura”.
Ma procediamo con calma.
La casa di reclusione di Opera, alle porte di Milano, è la maggiore delle 225 carceri italiane (e d’Europa) con 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive. Qui risiedono ex boss mafiosi e serial killer dai nomi celebri. Il primo impatto è straniante: accompagnati dagli agenti di custodia, entriamo nella sala del teatro e l’unica cosa che ci distingue dai carcerati è un cartellino al collo con la scritta “ospiti”. Poi succede una cosa strana: improvvisamente, veniamo travolti da un applauso fragoroso. Il battimani è per Aldo, Giovanni e Giacomo, seduti in prima fila. Il trio comico, si è prestato generosamente per incoraggiare e sostenere il progetto. Non solo: i tre regalano anche un’interpretazione dello schetch “viaggio a Pizzo Calabro”, tratto da “Tel chi el telun” spettacolo del 1999, ancor’oggi attualissimo e graffiante.
Poi inizia lo show dei detenuti. Siamo seduti nel teatro-cinema. Strano a dirsi ma non si prova nessun brivido restando accanto a loro. Tutti sembrano ragazzi riuniti per uno spettacolo di fine anno scolastico. E, in effetti, un po’ è così. Da oltre 15 anni, infatti, un gruppo ristretto di detenuti si incontra settimanalmente per confrontarsi su libri, condividere racconti, poesie e per discutere sui benefici della lettura, sotto la guida della Dr.ssa Barbara Rossi, psicologa e psicoterapeuta. Trascorriamo due ore molto interessanti e si fanno anche molte risate.
Dopo lo spettacolo scambiamo qualche battuta con Aldo e Giovanni.

Perché avete scelto di essere qui?
“Siamo intervenuti a Opera perchè contattati dal gruppo che lavora su lettura e umorismo. Oltre all’operazione molto interessante, eravamo curiosi di conoscere l’ambiente teatrale carcerario perché il nostro prossimo film ci vedrà, se pur temporaneamente, dietro le sbarre”

Ci hanno detto che avete fatto una mezza promessa ai detenuti: presentare qui in anteprima il vostro nuovo film…
“È vero. Ci impegneremo per organizzare l’operazione. Ci vogliono molti permessi, controlli… Se ci riusciremo ne saremmo veramente felici!”

PS: La Banda dei babbi natale, con la regia di Paolo Veronese, è atteso nelle sale italiane per il periodo natalizio.
Il titolo del film è stato trovato dai fan di Facebook.
Ecco la trama: è la notte della vigilia di Natale e Aldo, Giovanni e Giacomo sono in questura. I tre amici, uniti dalla passione per le bocce, sono finiti nei guai: quali storie racconteranno per scagionarsi dalla terribile accusa di essere una banda di ladri? Aldo, scommettitore incallito, è temporaneamente disoccupato; Giovanni, veterinario poco affidabile, si consuma in una vita sentimentale multipla; Giacomo, di professione medico, vive da troppo tempo nel ricordo di una moglie scomparsa. Riusciranno a dimostrare la loro innocenza o finiranno dietro le sbarre?

articolo pubblicato su:
http://dweb.repubblica.it/dettaglio/il-trio-dietro-le-sbarre/74076?page=1

http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/Il-trio-dietro-le-sbarre/74076

http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3899:milano-serata-con-aldo-giovanni-e-giacomo-nel-carcere-di-opera&catid=16:notizie-2010&Itemid=1%20seidimoda.repubblica.it:

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Scienza e Salute, Martedì 26 Ottobre 2010, 11:00

Scienza e Salute entra nel carcere di Opera con Aldo, Giovanni e Giacomo

Sin da bambina, il carcere ha sempre rappresentato nel mio immaginario l’incarnazione del male, la casa dell’orco cattivo da cui è bene tenersi a debita distanza.

Mi sono, però, sempre chiesta chi ci fosse dietro a quelle persone così malvagie da non meritarsi più un posto nella società.

Con gli anni, attraverso la cronaca nera di cui i media vanno ghiotti e di cui io stessa mi sono occupata e continuo a occuparmi qui a Blogosfere, ho approfondito le storie personali di chi compie un crimine oltre che di chi lo subisce, sia essa la vittima o i loro familiari.

Ho sempre cercato, attraverso immagini o fotogrammi, negli occhi di stupratori, assassini, rapinatori, una risposta alla domanda: “Perché lo hai fatto?”

Sono sicura che molti di loro si pongono la stessa domanda proprio nel momento in cui scattano le manette e le porte del carcere si chiudono, quando insomma si lasciano alle spalle la vita di tutti i giorni, gli affetti, la famiglia…

E oggi che ho avuto l’occasione di entrare nel carcere di Opera, grazie all’ufficio stampa del Prof. Sergio Angeletti, non posso che confermare questa mia tesi.

Sono stata ad Opera lo scorso mercoledì 20 ottobre per assistere allo spettacolo “Lettura e Umorismo”, risultato del laboratorio “Leggere libera-mente” e del gruppo di scrittura creativa.

Testimonial d’eccezione Aldo Giovanni e Giacomo;

Il laboratorio “Leggere libera-mente” si basa sui principi della biblioterapia, termine coniato dallo psichiatra William Menninger che sta a significare “cura attraverso la lettura”.

Dal oltre 15 anni un gruppo ristretto di detenuti si incontra settimanalmente per confrontarsi su libri, condividere racconti, poesie e per discutere sui benefici della lettura, sotto la guida della Dr.ssa Barbara Rossi, Psicologa e psicoterapeuta.

Qui il blog del progetto.

I libri sono un’occasione di crescita individuale per tutti e ancor di più per i carcerati e per chi come loro si trova a leggere in restrizione.

La lettura per anni è stata considerata dai detenuti un’abitudine di cui vergognarsi, perché rappresentazione di un’élite che li ha esclusi e che loro stessi hanno sempre rifiutato.

Di recente, però, i detenuti hanno rivalutato i detenuti che li usano per evadere dalla triste realtà in cui si trovano costretti ma anche per mantenere un contatto intimo e profondo con i familiari con cui spesso condividono le letture.

I detenuti, inoltre, leggendo le storie narrate nei romanzi si ritrovano a riflettere sulle proprie azioni, ripercorrendo mentalmente gli errori commessi e spesso arrivando al punto di pentirsi per le sofferenze inflitte agli altri.

Durante lo spettacolo, i detenuti hanno letto alcuni loro scritti prodotti in laboratorio attorno al tema “Lettura e Umorismo” .

articolo completo:
http://scienzaesalute.blogosfere.it/2010/10/carcere-di-opera-con-aldo-giovanni-e-giacomo.html

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Il Giorno, Giovedì 21 Ottobre 2010

OPERA – IL TRIO CON I DETENUTI PER UN PROGETTO EDUCATIVO
Aldo, Giovanni e Giacomo portano la comicità in carcere

di Massimiliano Saggese

(Pdf articolo)

ALDO, GIOVANNI E GIACOMO. E ancora Dino, Vincenzo, Jimmi, Silvano e tanti altri: sul palco del teatro del carcere di Opera va in scena l’umorismo. L’umorismo che nasce fra le sbarre e aiuta a superare le difficoltà.
Aldo, Giovanni e Giacomo, che non hanno bisogno di presentazioni, sono stati i padrini esilaranti di «Lettura & Umorismo», quinto appuntamento di «Leggere Liberamente» che si è tenuto ieri nel primo pomeriggio presso il teatro dell’istituto di reclusione di Opera. Gli altri nomi, meno conosciuti, hanno saputo divertire la platea grazie ad un progetto che ha dei nobili fini: incuriosire e stimolare la lettura. Il teatro è tornato ad essere il contesto ideale per il confronto fra detenuti, operatori ed ospiti.

LA FORMULA lettura e spettacolo unisce il potere del libro alla potenza della recitazione che diviene sfondo al piacere di viaggiare nella fantasia, nell’avventura, nell’amore e nell’universo dell’umorismo. Dopo le rappresentazioni teatrali umoristiche dei detenuti, che sono stati straordinari interpreti di questa passione che stanno coltivando dietro le sbarre, riuscendo a raggiungeredei livelli di umorismo di eccellenza,
sul palco sono saliti i re della risata che oltre ad aver dato saggio di una parte del loro esilarante repertorio (il viaggio in auto da Milano a Pizzo Calabro) hanno interagito con i detenuti-pubblico e con i detenuti – attori dando vita ad uno spettacolo nello spettacolo. «Dopo aver assistito a questo scempio—ha commentato ironicamente Giacinto Sicilia, direttore del carcere— devo dire che sono molto emozionato e contento. Per me è stata una sorpresa faccio i miei complementi al gruppo teatrale di Opera».
Il direttore ha ringraziato Aldo, Giovanni e Giacomo e gli autori del progetto: Barbara Rossi, Silvana Ceruti e Paolo Pizzuto.

I detenuti della platea hanno anche strappato una promessa ai tre comici: l’anteprima del loro nuovo film, che uscirà a Natale, verrà presentata proprio nel carcere di Opera. «Mi è sembrata un’esperienza utile per i detenuti — ha dichiarato Giovanni — recitare è importante a livello ricreativo. Per i compagni di cella è un po’ mettersi in gioco, probabilmente coltivare una passione fa scorrere più velocemente il tempo, sia essa musica, arte o lettura. Comunque i detenuti di Opera sono particolarmente sensibili alla comicità e allora ben vengano questi laboratori ».

FRA GLI INVITATI erano presenti anche il provveditore regionale del dipartimento di amministrazione penitenziaria, Mario Pagano, e il sindaco di Opera Ettore Fusco: «Questi sono progetti utili al recupero dei detenuti e al reinserimento in società una volta scontata la loro pena», ha affermato quest’ultimo. Il progetto «Operativamente» prevede che i detenuti si presentino riuniti in un gruppi di lettura e scrittura creativa, lavorando intorno a specifiche tematiche proponendo scritti, parole e pensieri. «Siamo contenti per l’alto numeri di partecipanti sia fra i detenuti che tra gli agenti—spiega Barbara Rossi—segno di un riconoscimento per il lavoro svolto fino ad oggi. Siamo soddisfatti anche per il processo di crescita in corso: i libri presi in prestito dalla biblioteca del carcere prima
del progetto erano circa 140 al mese, ora sono oltre trecento per reparto».

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http://www.iltitolo.it, Mercoledì 20 Ottobre 2010

In Carcere per imparare a Leggere Libera-Mente
di Sebastiano Di Mauro

Un importante progetto rivolto ai detenuti del maggiore carcere italiano, ad opera dell’associazione culturale Cisproject In Carcere per imparare a Leggere Libera-MenteChe si annunciasse un evento degno di rilievo per il tema che trattava lo si era intuito fin dalla prima conferenza stampa che annunciava:“ANGELETTI Vi porta in carcere”.

Io, come tutti del resto, che amo la libertà come dono assoluto dato all’uomo da Dio, mi sono chiesto cosa c’è sotto? E avendo trovato interessante la proposta mi sono subito disposto ad essere “recluso” per un giorno.

Certo con la garanzia di uscire,visto che non sono un “pericoloso ricercato”!
Infatti si trattava di entrare in un carcere e non in uno qualsiasi, ma quello di massima sicurezza di Opera, che è la maggiore delle 225 carceri italiane (e d’Europa) con circa 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive, rappresentando, come si sa, il Gotha dei detenuti ritenuti di massima pericolosità.

Dopo averci presentato il progetto il 13 ottobre si è capito chiaramente di cosa si trattava attraverso la viva voce del presidente della CISPROJECT – Associazione culturale – progetti sviluppo e promozione umana, dott.ssa Barbara Rossi, che ci introduceva nel “Progetto LEGGERE LIBERA-MENTE”, dandoci una testimonianza dal vivo attraverso Aniello PAPPACENA – ex detenuto di Opera, dove ha partecipato a “leggere liberamente”.

L’Associazione culturale CISPROJECT con il suo progetto è attiva nel Carcere di Opera dal 2009, in stretta collaborazione con la Casa di Reclusione di Milano-Opera, con l’Associazione San Vincenzo De Paoli e l’Opera San Francesco per i Poveri. L’obiettivo principale di questo percorso di biblioterapia consiste nell’utilizzare la lettura, quale importante strumento di rieducazione e trattamento all’interno del carcere.

Il progetto fa tesoro di pregresse esperienze di lettura promosse da alcuni volontari, che hanno attivato un gruppo di “Leggere libera-mente”, che si incontra settimanalmente per confrontarsi su libri, condividere pensieri, poesie, racconti, potenziato da un secondo gruppo, di scrittura creativa, che si incontra ogni 15 giorni da oltre 15 anni. Ciclicamente, ogni 1-2 mesi, il lavoro dei gruppi converge nel teatro.

Il progetto quindi confermava giuste le intuizioni circa l’evento che si voleva promuovere ed ecco che, con una certa soddisfazione, mista ad orgoglio, posso dire che entrare da “liberi” non è una cosa semplice, perché sono state richieste mille formalità, tutte sacrosante, se si considera il posto in cui stavamo per essere introdotti, ma ne valeva veramente la pena.

Il tema dell’incontro che è stato“Lettura e umorismo” e senza dubbio alcuno, mi ha ripagato ed appagato a cominciare dal primo impatto che si è avuto quando, accompagnati dagli agenti di custodia si è messo piede nella sala del teatro, dove è scoppiato un fragoroso applauso dei detenuti e del personale operante al suo interno, che non era per noi ma per i tre testimonial eccezionali Aldo Giovanni e Giacomo.

Il trio comico, che precedeva il piccolo drappello della stampa e cine-fotooperatori, si è prestato generosamente con la loro arte quale contributo per incoraggiare e sostenere il progetto che sta dando ottimi risultati, concludendo con una esilarante interpretazione di un viaggio in una fantomatica, quanto improbabile auto da Milano a Pizzo Calabro, nella chiave comica ed umoristica che ha fatto esplodere risate e battimani a non finire.

Ci è stato chiesto di testimoniare l’importanza e il potere della scrittura e della lettura in relazione all’umorismo, per divenire ambasciatori di punti di vista peculiari ed innovativi, al fine di aprire nuove prospettive in un ambiente ristretto come il carcere e non possiamo che aderire convintamente a questo invito, perché si sente parlare di carcere nei momenti di “crisi” oppure in occasione di eventi particolari, che turbano gli equilibri del sistema, quasi mai si parla di cosa succede all’interno nella sua quotidianità.

I numeri parlano di sovraffollamento (al 30 giugno 2010 in quelle italiane erano presenti 68.258 detenuti, contro i 44.568 posti regolamentati),un divario che, purtroppo è destinato a crescere continua a crescere.

Altre volete si parla di morti per i suicidi che sono sempre più numerosi, l’ultimo, l’8 ottobre 2010: 53° suicidio in carcere. In 10 anni sono morti oltre 1.680 detenuti. Mai ci chiediamo quanto tempo viene dedicato invece al trattamento? Quanto lavoro viene speso per aiutare queste persone a costruirsi un futuro diverso? Le risorse umane diminuiscono, si sa. Ad esempio, gli ultimi dati propendono per circa 5 minuti di psicologo al mese per detenuto, tempo destinato a ridursi.

Questi dati sono sconsolanti e per questo mi fermo perché non farebbero che mettere allo scoperto la piaga del sistema penitenziario italiano, comunque un grazie innanzitutto a tutti i partecipanti al progetto, che nei loro interventi sono riusciti a trasmettere emozioni positive, un grazie anche a tutti gli operatori, agli Agenti di custodia, al direttore Giacinto Siciliano, al dr.Luigi Pagano che con la sua umiltà professionalità ha fatto e continua a fare tanto per il sistema carcerario della Lombardia, occupando il ruolo di provveditore agli istituti di pena lombardi, un grazie a chi sostiene e gestisce questo progetto, ma anche a tutti i detenuti di Opera perché hanno saputo emozionarmi con il loro entusiasmo e le loro estemporanee battute che stavano in tema con l’evento.

Io spero di essere capace di trasmettere questa mia emozione ai lettori della nostra testata, sensibile a queste problematiche da sempre.

articolo completo:
http://www.iltitolo.it/giornale/divagazioni-letterarie/in-carcere-per-imparare-a-leggere-libera-mente.html

One thought on “RASSEGNA

  1. teresa di matteo ha detto:

    buonasera….mi ha fatto molto piacere aver trovato questo sito,perchè c’è una persona a me molto cara che fa parte del gruppo e questo mi fa un immenso piacere….io vi seguirò e spero che arriverà anche a lui questo mio messaggio,l’interessato è DINO DUCHINI. se per voi e facile vi chiedo solo di mandargli i miei saluti..vi ringrazio terry…

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